Àlea Project per ribellarsi con coscienza

Dopo un sondaggio condotto dal nostro team lo scorso aprile ai nostri lettori e follower sui nostri social network, abbiamo capito che una delle cose che il consumatore sta attualmente cercando è la trasparenza etica e sociale in un marchio, questo anche grazie alla sensibilizzazione della campagna #whomademyclothes promossa per il movimento Fashion Revolution con con il suo invito alle persone a chiedere ai marchi chi ha realizzato i miei vestiti.

Ecco perché ho deciso di parlarvi di un marchio che ho incontrato qualche mese fa e che mi ha sorpreso positivamente, il suo nome è Àlea Project ed è focalizzato sul settore maschile ha uno stile retrò – futuristico progettato per quelli che chiamano “ribelle con coscienza”, dal momento che il suo nome deriva dal latino àlea che significa affrontare i rischi.

In un’intervista a Stefano Pugliese, co-fondatore del marchio, siamo stati in grado di scoprire di più su di questo progetto e sul suo approccio alla sostenibilità ambientale.

I loro top wear sono stati realizzati in cotone organico al 100% con certificazione GOTS (Global Organic Textile Standard), invece i pantaloni provengono da deadstock che è stato recuperato e modificato tramite stampa a emissioni zero, sono realizzate con una stampante di ultima generazione che non prevede perdite d’inchiostro in eccesso, quindi utilizza soltanto l’inchiostro necessario a finire il capo.
Il prodotto è già attraente da un punto di vista sostenibile, ma ciò che mi ha colpito di più è stata la trasparenza con cui i dati dei suoi processi mi sono stati consegnati, insieme a quelli dei suoi fornitori, per verificare le informazioni provvista da loro. Ecco perché volevo menzionare questo marchio come particolarmente sostenibile.

Ci ha anche raccontato “Per le prossime collezioni stiamo cercando di sperimentare e realizzare nuove tecniche per rendere concretamente sostenibili i nostri capi. Anche per questo abbiamo appena preso parte a The European Social Innovation Competition, che ci permetterebbe il completo upcycling delle fibre plastiche poliuretaniche e poliacriliche. Oggi queste sostanze sono riciclate massimo al 70% e principalmente impiegate nel settore della tappezzeria per interni. Noi, con il supporto tecnologico di fornitori partner e il forte knowhow sui tessuti di Vincenzo (il designer), riusciremo a riciclare il 100% di queste fibre, fino a realizzare prodotti di maglieria interamente provenienti dai rifiuti plastici presenti nell’ambiente.”

Uno degli obiettivi del marchio è quello di far parte della vera sostenibilità, o rimuovendo qualcosa che esiste già sotto forma di rifiuti dall’ambiente per dargli una seconda vita o dando una seconda possibilità a qualcosa che potrebbe essere scartato.


Video by Alea Project

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