SCHWITTERS, Kurt_Merzbild Kijkduin, 1923_747 (1978.69)

KURT SCHWITTERS: il riutilizzo che diventa arte

Per chi non conoscesse la storia del riutilizzo che diventa arte e la vita di questo artista, rappresentando anche uno degli episodi più interessanti dell’arte avvenuta quasi 100 anni fa, ecco a voi un brevissimo riepilogo; Andando indietro, senza rintracciare strumenti e produzioni high tech (la famosa alta tecnologia dei giorni nostri) ci basta spulciare un po’ nella storia dell’arte; per dar prova del fatto che il riutilizzo sia argomento conosciuto già agli inizi del 900.

Kurt Schwitters uno dei protagonisti più rilevanti del Dadaismo – che poi in realtà non fece mai parte ufficialmente del gruppo berlinese dei dadaisti – (ricordiamo che il Dadaismo è un movimento artistico, che nasce dopo la Prima guerra mondiale, un’arte che vuole dare scandalo rifiutando i metodi tradizionali).

Schwitters classe 1887 avvia la sua formazione a Dresda in Germania, passeggiando inizialmente tra le vie dell’espressionismo (che fu l’arte libera – esasperazione delle forme e dei colori) e del cubismo (opere con oggetti poco riconoscibili, Picasso ne è il protagonista) agli albori creò alcune opere di non molto successo: collage con oggetti già utilizzati come i biglietti del tram, tappi, spugne e bottoni.

Kurt Schwitters Cottage, 1946
Ma, chi era Kurt?

Personaggio eccentrico, viste le idee che ha avuto e poi messo in pratica.
Pedalava la sua bici e andava in giro per le strade raccogliendo oggetti di qualsiasi materiale, forma e dimensione: rifiuti industriali, spazzatura, assi di legno corrose e oggetti di scarto.

“si può gridare anche i rifiuti di casa. E fu quello che feci, incollandoli, e inchiodandoli assieme” E da qui il riutilizzo che diventa arte, con una delle sue opere più famose: Merzbau! Una sorta di assemblage ossia una composizione di oggetti o componenti degli oggetti stessi, che costruì nella sua stessa casa.

Una tecnica simile ai collage polimaterici dei cubisti; ma considerando vari aspetti la tecnica dell’ assemblage è quella che più si avvicina all’artista, riuscendo così ad unire in un unico gesto, due linguaggi.

Merzbau Opera Originale 1923 -1937
Quale fu il fine del suo lavoro?

Il suo scopo fu quello di compire un prelievo, una piccola parte di tutta la realtà attorno a lui, gli “avanzi” di un mondo che si stava avviando verso l’industrializzazione, convertendo questi oggetti in risorse psichiche e sensoriali, per riconvertirle in piacere.

Raccogliere tutto ciò che rimaneva o ciò che era diventata la merce di scarto della società del suo tempo, facendone un’opera di rappresentazione del brutto e corroso. Appare una rivoluzione ultra contemporanea. Un’ artista che riutilizza i rifiuti facendone un’opera d’arte?

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Oggi potremmo vedere quest’opera con occhi diversi, proprio ora, in un periodo storico in cui la parola riutilizzo è forse una delle più importanti e parte della nostra vita quotidiana. Utilizzando esclusivamente questi “oggetti trovati” e senza nessun spreco di risorse – anzi tutto il contrario – riuscì a creare opere uniche.

Riproduzione opera Merzbau al Tate Modern di Londra. Photo: Wilhelm Redemann, 1933 © DACS 2007

Ma se ritorniamo agli inizi del Novecento, periodo caratterizzato da forti cambiamenti, nuove sperimentazioni artistiche; con “nuovi sguardi” rivolti al futuro e insieme al mondo dell’arte in pieno fermento. Vediamo che l’artista insieme ai suoi colleghi riusciranno a rivoluzionare i codici tradizionali e ad influenzare l’età del tempo, che permane ancora oggi.

Per vostra informazione l’opera fu realizzata in più stanze della casa di famiglia ad Hannover, Waldhausenstrasse n° 5, un lungo percorso che terminò prima della II guerra mondiale nel 1937.

Di quest’opera rimane solo una foto e una riproduzione presente al Tate Modern di Londra.

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