Philip Huang: antiche conoscenze e design moderno

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Traduttore
Sara Bargiacchi

Fondato nel 2016, Philip Huang mescola antiche conoscenze thailandesi e design moderno. Dalla sapienza indigena derivano le tecniche per realizzare su tessuti organici, motivi tie-dye con coloranti naturali a base vegetale. Il risultato sono abiti moderni e versatili che fondono il know-how tramandato da generazioni con le aspettative e l’estetica della vita contemporanea. 

UN VIAGGIO NELLE ANTICHE CONOSCENZE LOCALI

Nel 2015, i fondatori Philip e Chomwan hanno intrapreso un viaggio alla ricerca dei famosi tintori di Sakon Nakhon. Accolti dalla famiglia di Mann, “maestro tintore” capace di creare 56 sfumature di indaco, li ha aiutati a realizzare la loro prima vasca di colore.

Altrimenti detta Isan, questa regione del nord-est della Thailandia è la zona più povera ma con la più grande ricchezza di indaco e  conoscenza artigianale. Mentre gli uomini coltivano le risaie, le donne tessono e mantengono viva l’antica tecnica della tintura di indaco. 
Le “Indigo Grandmas“, sapienti nonne custodi di questa antica arte, sono capaci di ricavare il blu più puro a partire dalle piante di indaco e altri materiali naturali come l’argilla rossa, il palissandro, la corteccia di albero e i lac (acari che vivono sugli alberi).  Tessendo tessuti pregiati come cotone estratto a mano e seta, creano gli schemi Ikat più intricati.

Indigo Grandmas, custodi dell’antica arte della tintura da indaco

Presentato all’interno del progetto speciale ‘The Sustainable Style‘ di Pitti Connect, la prima edizione digitale di Pitti Uomo,  il film Finding Oasis mostra le Grandmas a lavoro. 

Queste preziose abilità, apprese a loro volta da anziani e affinate da anni di pratica, vengono tramandate sul campo alle generazioni successive. Adesso giovani tintrici  portano avanti questo antico mestiere. Gli ultimi 2 decenni hanno visto la tintura da indaco evolversi oltre la piccola industria artigianale tanto che il cotone così tinto è certificato da Indicazione Geografica Protetta. 

DALLA PIANTA AL COLORANTE, AL TESSUTO

Per millenni usati come “monete di scambio”, sono le foglie e gli steli a produrre il colorante naturale “blu indigo”. Messi a bagno per una notte in acqua e lime rosso, tingono la vasca color rame. Le Indigo Grandmas rimuovono le foglie e le “battono”, estraendo un colore blu intenso e profondo. Il liquido blu viene lasciato riposare per altre 24 ore, dopodiché filtrato attraverso un panno di mussola. La spessa pasta residuo della filtrazione subisce un processo di fermentazione in cui vengono aggiunti acqua, argilla, alcool (rum o vodka) e frutta (succo di tamarindo o sidro di mele). Le sapienti tintrici immergono i tessuti nella vasca con la tintura e li massaggiano delicatamente, e una volta estratti li privano della parte di liquido in eccesso.
Appena uscito dalla vasca, il tessuto è verde e diventa “blu indigo” solo dopo aver “respirato” per qualche minuto l’ossigeno. Per una tonalità più scura, basta ripetere il processo, fino ad ottenere la sfumatura desiderata. 
Ultimo passaggio, lavare varie volte il tessuto finché l’acqua non scorre limpida.

Il colore Blue Indigo, derivante dalla fermentazione delle foglie di indaco

Il risultato è un tessuto naturalmente colorato, antibatterico, antimicrobico e con protezione UV grazie alle proprietà rinfrescanti e calmanti dell’indaco, che mescola antiche conoscenze e design moderno.

NONNE ESPERTE DI TIE-DYE PER LA COLLEZIONE P/E 21

La filosofia progettuale delle capsule collection di Philip Huang è quella mescolare antiche conoscenze Thailandesi e design contemporaneo, riducendo al minimo gli scarti tessili
Nei laboratori di Bangkok e Brooklyn si affinano le antiche conoscenze attraverso il dialogo e la collaborazione costante con i tintori e le tessitrici di Isan.

La collezione primavera-estate 2021 di Philip Huang mescola quindi antiche conoscenze e design moderno. Doppiopetto senza revers sono proposti in un delicato tie-dye insieme a camicie che ricordano una sahariana. I completi camicia-bermuda sono invece caratterizzati da stampe tropicali o tenui toni pastello. 
Il tie-dye è scelto anche per un soprabito indossato insieme a morbidi pantaloni in tela organica, così come per casacche smanicate. Quest’ultime sono l’esempio più lampante della fusione di tradizioni diverse: una spessa cucitura lungo il collo è l’abbottonatura che sostituisce i revers. Lo stesso avviene per l’abito nero doppiopetto, che riprende questo concept in modo raffinato e fresco.
Due i nuovi colori ricavati dalle conoscenze delle sapienti nonne. Il Dune che deriva dal fango di Sakon Nakhon e il Moonless, miscela di indaco e bacche nere

pH.Lab: IMPARARE DAL PASSATO PER GUARDARE AL FUTURO

Al centro della missione di Philip Huang c’è sempre stata la volontà di apprendere, collaborare e condividere . Salvaguardare quelle conoscenze che le Indigo Grandmas hanno insegnato loro, affinché possano diffondersi oltre i loro villaggi creando una fonte alternativa di reddito e preservarsi per le prossime generazioni.
Ed è lo stesso Philip Huang a sperimentare con l’indaco e altri coloranti naturali, e condividere queste conoscenze e tecniche tradizionali attraverso una serie di IGTV sul profilo del brand.

Imparare dal passato, guardare al futuro e fonderlo con le innovazioni attuali. Mescolare antiche conoscenze a design contemporaneo per vestiti adatti alle esigenze della vita di oggi. Questa è la missione di pH.Lab. Dal 2019, il progetto di ricerca e sviluppo di Philip Huang supporta la propria comunità destinando una parte dei ricavi a associazioni locali. Tra queste, il Fatima Self-Help Center di Bangkok. Supporto economico a donne provenienti da famiglie in difficoltà che realizzano a mano tutte le decorazioni e le cuciture degli abiti di Philip Huang.

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