Una tendenza di nicchia per la bellezza sostenibile

Traduttore
Sara Bargiacchi

Una tendenza di nicchia, sostenibile. A che punto è arrivata l’industria?

Dagli ingredienti di ultima generazione a valori etici, è interessante vedere come la beauty industry abbia trasformato i suoi prodotti per ridurre l’impatto ambientale. Una tendenza di nicchia per una bellezza sostenibile che sta guidando il cambiamento con i Millenials e la Gen Z.

Clean Beauty; cos’è la tendenza di nicchia per la bellezza sostenibile.  

Quest’anno, con la pandemia di Covid-19 tante cose sono cambiate. La nostra sensibilità per diversi temi è aumentata, aprendo la strada anche a nuovi beauty trend. La ricerca di una sicurezza ha portato la bellezza verso la categoria safe beauty. I consumatori si fanno attenti, sensibili. Si necessita di una maggiore consapevolezza e una ricerca verso i prodotti. È la preoccupazione per la salute che porta ad un ragionamento anche su possibili effetti degli ingredienti di natura ambientale, etica e sociale. Da ciò nasce un desiderio di qualità per un benessere psico-fisico.

Année de Mamiel, spiega “Definizioni come “privo di prodotti chimici” non hanno alcun sensovisto che tutti gli ingredienti sono chimicinaturali o di sintesi”.

Sembra infatti che la tendenza di nicchia per una bellezza sostenibile non si consideri il termine “naturale” come adeguato. Sarà invece, “privo di agenti irritanti il nuovo standard della bellezza naturale.

La nascita

Il mercato dei prodotti bio nel campo della bellezza sta aumentando vertiginosamente secondo il report del 2019 della dalla British Soil Association Certification. Basti pensare che solo l’anno scorso la certificazione COSMOS ha raggiunto 794 brand.

La domanda per ingredienti puliti ed essenziali nasce da un’ossessione per il benessere e il detox da parte dei consumatori. Un altro motivo molto importante è il fatto che ci sono sempre più persone con una pelle molto sensibile. L’origine deriva da una sempre maggiore esposizione a stress e inquinamento. Secondo una ricerca dell’Environmental Working Group le donne si espongono in media a 126 prodotti chimici tutti i giorni, per via dei prodotti usati.

Buchanan spiega che “La pelle sensibile è il tema più discusso oggi, ben prima dei prodotti anti-età. Ed è per questo che si registra una netta propensione verso cure della pelle a base di ingredienti naturali e genuini”.

I principi della Clean Beauty

Due sono le caratteristiche della clean beauty; ingredienti puliti ed etichette trasparenti. Non devono esserci interferenti ormonali e cancerogeni. Ad esempio, il Good Face Index prende in esame centinaia di migliaia di studi su ingredienti cosmetici per evolverli in valutazioni semplici da comprendere. La più chiara interpretazione è che un prodotto è pulito quanto il suo peggior ingrediente.

Molto spesso vi è una mancanza di trasparenza nel settore della bellezza specie nelle etichette. Un esempio è il green washing. Significa che i consumatori tendono a credere che un prodotto sia green attraverso il falso messaggio che i prodotti facciamo bene all’ambiente. Come questo è legale? Purtroppo, la possibilità per le etichette di essere fuorvianti e non poste sotto regole è reale. Le imprese, quindi, hanno il controllo pieno e creativo sull’organicità dei prodotti. Almeno dal punto di vista comunicativo.

La bellezza pulita non vuole apparire come qualcosa che non è, come non vuole nascondere ingredienti.

Le idee sbagliate sulla bellezza pulita

La tendenza di nicchia per una bellezza sostenibile deve essere totalmente naturale? La risposta è no; la scienza si è evoluta includendo sintetici sicuri e ingredienti artificiali. Anche perché è importante sottolineare che tutti i cosmetici devono mantenere la stabilità della formula. E lo fanno attraverso elementi sintetici.

Inoltre, la bellezza pulita deve essere biologica? No, non necessariamente. Può esserlo ma non è un requisito; tuttavia, bisogna essere certi che gli ingredienti siano sicuri, a prescindere da essere biologici o no.

La differenza tra prodotti naturali e bio

Swift è molto chiaro; “I prodotti naturali contengono ingredienti estratti dalle piante e presenti in natura, e vengono trattati solo in minima parte”. Quelli invece biologici li descrive “prodotti naturali, ma a un livello più altoSono realizzati con ingredienti senza OGM che sono stati coltivati, raccolti, prodotti e conservati senza l’utilizzo di erbicidi chimici, pesticidi, fungicidi o antibiotici. Ma coltivazioni e lavorazioni biologiche hanno costi superiori, che incidono sui prodotti finali”. Si devono scegliere ingredienti che conservino le proprietà; non ingredienti frazionati.

Decisamente meglio evitare prodotti con la dicitura “derivato da” perché l’ingrediente di partenza è naturale ma viene poi trasformato. In teoria si dovrebbe evitare anche l’acqua secondo Swift. “Può causare l’instabilità di un prodotto e ha la tendenza a generare batteri molto velocemente. E per questo motivo si devono poi usare conservanti e emulsionanti per unire olio e acqua, che, come tutti sappiamo, non si mescolano naturalmente”.

La tendenza di nicchia per una bellezza sostenibile che ingredienti boccia?

Sfortunatamente non ci sono regolamentazioni perentorie mondiali per definire un ingrediente tossico. Tuttavia, la clean beauty ha strutturato delle regole. I punti fondamentali riguardano i prodotti chimici di sintesi e gli ingredienti aggressivi.

Brand come Drunk Elephant hanno rimosso gli ingredienti sospetti. Eliminati da tempo sono i coloranti artificiali poiché rendono la pelle più sensibile. Siliconi e oli minerali hanno il problema di chiudere i pori. I parabeni sono un’incognita per via dei collegamenti trovati tra questi e il tumore al seno.

La strategia parte sempre da una corretta informazione rispetto a quali sono ingredienti evitabili. Invece, la concentrazione non è sempre importante; è più rilevante il loro livello clinicamente testato.

Mentre sono molteplici le alternative come il mix “crio-marino” ispirato alla crioterapia contenente le alghe rosse. Esiste poi il nuovo retinolo, da usare anche in gravidanza; il Bakuchiol.

Impatto sull’ambiente VS tendenza di nicchia per una bellezza sostenibile

Dati raccolti da una campagna annuale di di Zero Waste Week mostra come sono realizzate 120 miliardi di confezioni per i cosmetici di cui la maggior parte non è riciclabile. La sfida è grande e lo ammettono anche brand come Tata Harper, la Green Queen. Infatti, anche per lei l’eco-packaging può essere problematico. Dichiara “La maggior parte delle nostre confezioni sono in vetro, un materiale altamente riciclabile. La plastica che utilizziamo è necessaria al funzionamento del packaging ed è il più eco-friendly possibile. La resina plastica dei nostri tubetti è un derivato del mais. Usiamo inoltre inchiostro a base di soia per le parti stampate”.

Rilevante anche è l’interesse su determinati ingredienti come l‘Isoamyl cocoate, presente nella canna da zucchero e nell’olio di cocco. Un elemento del genere può essere prodotto risparmiando il 60% di energia e CO2, regalando una texture leggera ed emolliente.

Per entrare nel mondo di una tendenza di nicchia per una bellezza sostenibile ATTENZIONE A

Imparare a leggere le etichette e ingredienti secondo nomenclatura (INCI); il concetto deve essere less is more. Servono pochi ingredienti specifici per avere ottimi risultati; inoltre bisogna essere consapevoli di dover evitare prodotti con sostanze nocive.

Attenzione anche a sostenere le norme cruelty free ed eventualmente anche fare una scelta più radicale come quella di selezionare solo prodotti vegani. La differenza sta che il cruelty free non testa sugli animali ma è possibile che il prodotto abbia ingredienti di origine animale.

Serve cura e attenzione a packaging biodegradabili e eco-sostenibili. La scelta di materiali riciclabili deve essere una scelta obbligata, non opzionale.

Lo standard della clean beauty

È totalmente errato presumere che formulazioni pulite non siamo anche belle; non è detto che non siano soddisfacenti in termini di texture, risultati o stabilità.

La vera domanda però è; come mai i prodotti della clean beauty non vengono pubblicizzati come gli altri? Ciò dipende dalla visione basata su autenticità e sul desiderio di fare la differenza. Pubblicizzare prodotti del genere vorrebbe dire essere più trasparenti a livello di ingredienti e produzione.

Come scegliere quindi un prodotto safe beauty se poco famoso? Affidandoci ad una ricerca di verità, scegliendo sempre brand che indicano l’origine degli ingredienti ed il reale impatto finale dei prodotti. Altro metodo è cercare qualcuno che valorizzi gli ingredienti naturali e l’efficacia con un supporto scientifico. Ancora, cercare formule delicate con estratti di piante adattogene cioè che aumentano la capacità dell’organismo di adattarsi ai fattori ambientali. Bisogna inoltre ricercare le certificazioni e trovare un brand che unisca natura e biotecnologia mentre salvaguarda il pianeta e le sue specie.

Lo sapevi che?

È dato per scontato che la pelle è l’organo più grande del corpo e assorbe il 60% di quello che viene applicato su questa. Quali sono dunque gli step da seguire per ripulire la pelle?

Innanzitutto, bisogna ripulire il beauty case e poi cambiare e svecchiare la beauty routine.

  1. Less is more. Nuovi arrivati in questo mondo? Partiamo allora con prodotti che rispettano la clean beauty routine. Sostituiamo un prodotto alla volta, a partire dal viso.

2.    Elimina i prodotti aperti da più 9/12 mesi.

3.    Non fidarti esclusivamente dell’immagine di un prodotto. Cerca trasparenza!

Clean.Is.Cool e il mercato cresce con questa idea di fondo.

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