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RoGuiltlessPlastic: sostenibilità e responsabilità ma con emozionalità

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Giorgia Barbiero

Tra posticipazioni obbligate, perplessità condivise e le consuete critiche che ne accompagnano l’organizzazione, il Salone del Mobile 2021 è riuscito ad essere confermato nell’agenda degli appuntamenti commercial-culturali più attesi a livello internazionale. Manca solo poco più di un mese a quella settimana dell’anno in cui Milano sostituisce l’inflazionata frenesia che le è sovente ascritta con un atipico entusiasmo diffuso. Ciò grazie anche al partecipato e spesso fuorviante clamore generato dagli eventi del Fuorisalone. Numerosi, infatti, sono gli appuntamenti ‘glam’ che fanno rumore in città nonostante la scarsa attenzione ai temi cruciali a cui il design può rispondere. Tra questi, però, torna a far parlare di sé, proprio per l’approccio critico adottato e stimolato, l’iniziativa messa a punto dalla gallerista Rossana Orlandi a suon di concorsi, mostre e premiazioni. Con RoGuiltlessPlastic il design torna a manifestare in favore di sostenibilità e responsabilità, ma con emozionalità stavolta!

RoGuiltlessPlastic Sostenibilità, Ro Plastic Prize 2021

Per il terzo anno consecutivo, infatti, nella galleria di Via Matteo Bandello e al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, la plastica diventa la protagonista del dibattito progettuale. Artisti, designers, ricercatori ed imprenditori sono invitati a riflettere sulle abitudini e possibilità d’uso, riciclo e riuso della plastica. Come? Innanzitutto partecipando al concorso Ro Plastic Prize con un progetto che rientri tra le categorie indicate, quest’anno ridotte a tre: Urban and Public Furniture Design, Responsible Innovation Projects ed Emotion on Communication. I finalisti poi, oltre a poter vincere un premio di 10.000€, avranno la possibilità di vedere i propri prototipi esibiti e fare da sfondo alle press interviews che si avvicendano 24/7 attorno alla ‘signora del mobile’.

Ma per chi non si fosse ancora mai immerso nel ‘design tour de force’, ricostruiamo di seguito il contesto e la filosofia di cui Guiltless Plastic è espressione.

Cos’è il Ro Plastic Prize?

RoGuiltlessPlastic è un progetto internazionale che, dal 2019, coinvolge il mondo del design nel dare nuova vita alla plastica di scarto prima che questa raggiunga gli oceani. Ricercatori e visionari di tutte le età e nazionalità sono chiamati a immaginare un nuovo modello di sviluppo circolare nel quale la plastica torni ad essere una risorsa e non più una minaccia per l’ecosistema. Esplorare le infinite possibilità di trasformazione dei rifiuti sintetici diventa così il metodo per sensibilizzare le future generazioni a calibrare le proprie scelte sulla base del loro impatto. ‘Reuse, recycle, rewaste’ è un auspicio ma soprattutto un’esortazione.

L’obiettivo è quello di esimere il materiale stesso dalla stigmatizzazione che l’ha reso una minaccia per uomo e ambiente, ricordando che la colpa va rintracciata non nel materiale in sé ma nell’abuso che ne abbiamo fatto. Stavolta, però, una terza parola chiave affianca l’ormai sancito duo ‘sostenibilità e responsabilità’: l’emozionalità (ne abbiamo già parlato qui). La regina del design ha fiutato che, per accrescere la consapevolezza dei consumatori sull’importanza del ‘re-waste’, non basta più indicare cause e conseguenze. Occorre anche stimolare emozioni. Ora come ora, la comunicazione strategica, multimediale ed interattiva è di fatto cruciale per disincentivare il consumo e riesumare l’affettività verso i prodotti. Questa sarà pertanto la sfida con cui si alza nuovamente l’asticella nella lavorazione della plastica secondo criteri di innovazione, funzionalità, durabilità e impatto ambientale.

Rossana Orlandi, immagine di Giovanni Gastel

E come si è evoluto l’intero progetto nel tempo?

L’iniziativa nacque da un’intuizione che la talent-scout dai grossi occhialoni bianchi, ormai diventati suo tratto distintivo e di stile, formulò nel 2017. Dalla quantità di plastica coloratissima rinvenuta sulla costa della Sardegna, sede estiva del suo business, Rossana Orlandi decise di fare della plastica il fulcro della sua militanza nel design sostenibile. Durante il Fuorisalone 2018 partecipò, innanzitutto, a ‘Guilty Feeling’, la serie di interventi moderati dalla giornalista Cristina Gabetti volti a ragionare su come il design possa cambiare le abitudini di consumo.

Da ciò ebbe luogo il primo Ro Plastic Prize del 2019, registrando 300 candidature da 52 paesi. La mission fu subito chiara e allettante, così come le regole precise e severissime. Basti pensare che il premio per la categoria ‘Packaging Solutions’ non fu assegnato affatto perché nessun progetto soddisfò i requisiti stabiliti.

Osservare il mondo dei rifiuti come opportunità e non solo come un problema richiede infatti un approccio alla progettazione che studi a priori la seconda vita del prodotto. Che si tratti di un oggetto o del suo packaging non fa differenza. Ridisegnare la coesistenza tra uomo e natura, questo il payoff del concorso giunto alla terza edizione, necessita di trovare formule con cui rendere trasparenti le condizioni, i costi e gli standard di produzione. Così come l’impatto che questi hanno sulle comunità locali e sull’ambiente.

Ma qual è il segreto del suo successo?

Nota per essere una voce fuori dal coro, Rossana Orlandi ha, sin dagli inizi, imbevuto il proprio intervento nelle risorse che la posizione di rilievo da lei ritagliatasi le garantisce. Lungimiranza, pragmatismo e riluttanza alla retorica e ai falsi moralismi. Abbracciando una prospettiva facilmente fraintendibile nel percorso insidioso della ‘sostenibilità del consumo’, Orlandi introduce nella festa del design il tema dell’economia circolare. Così, scagliandosi contro ogni forma di mistificazione della plastica, finora intesa come nemico da rifiutare, RoGuiltlessPlastic intavola un intenso dialogo tra design, tecnologia e arte.

Ma in che modo? Ricorrendo a ciò che il mondo del progetto contemporaneo non ha saputo ereditare dai maestri del 900. Il confronto serrato tra lavori artistici il cui obiettivo è di salvaguardare il futuro collettivo sul pianeta rafforzando il concetto di responsabilità nella coscienza pubblica.

RoGuiltlessPlastic 2020, We Are Nature, Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci

E qual è il pensiero da cui deriva?

C’è da dire, infatti, che il valore dell’iniziativa va rintracciato in una riflessione che sovente si fatica ad accettare. Cuore, fra l’altro, della tesi estensivamente ribadita dal filosofo Maurizio Ferraris, è la comprensione che la natura può sopravvivere senza l’uomo ma il contrario non può accadere. Pertanto, se abbiamo tutti compreso che il cambiamento climatico è una questione da risolvere nel presente, occorre ora capire che è nostro interesse rispettare la natura anche per proteggere noi stessi.

RoGuiltlessPlastic, perciò, ribadisce come il ruolo delle arti consti, infatti, anche nel rendere gli uomini consapevoli di cosa è in ballo. Di cosa stiamo per perdere a causa della mancanza di responsabilità. E il design, nel fare ciò, è uno strumento cruciale per incrementare consapevolezza. Il che non necessariamente deve fargli temere la trascuratezza dei suoi cari dettagli estetici. Ogni azione del processo creativo deve riflettere questa responsabilità, dagli inizi alla fine del ciclo di vita. In fondo, il mondo del design, costruisce, gioca e sperimenta con i materiali: non poteva dunque esimersi dall’offrire il suo contributo!

Ma, in concreto, che tipo di progetti incentiva il Ro Plastic Prize?

Per evitare di rimanere nel vago, prendiamo in esame l’intervento che meglio sintetizza la portata di questo contest. Risaliamo al primo progetto premiato nella sezione Conscious Innovation Project. Era il 2019 quando, dopo averlo sviluppato per 6 anni, Dave Hakkens presentò Precious Plastic. Un progetto open source che ambiva ad incentivare il riciclo della plastica a livello globale. Offrendo risorse, strumenti e conoscenze tecniche, lo scopo era quello di consentire a tutti di auto-costruire dei macchinari con cui realizzare oggetti a partire da rifiuti.

Mettendo a disposizione quattro strumentazioni di riciclo DIY, da riprodurre in ogni angolo del pianeta grazie ad un pacchetto di istruzioni, Precious Plastic si profilava come una nuova formula progettuale per rivalorizzare la plastica e creare economie circolari locali. I tradizionali sistemi di riciclo centralizzato richiedono infatti grandi investimenti per l’acquisto di proibitivi macchinari di alta tecnologia. La loro è, invece, una metodologia di riciclo che si schiera fortemente all’opposto di ogni produzione massiva di plastica vergine. Ecco, parliamo decisamente di un intervento partecipativo atto a promuovere un futuro alternativo senza rifiuti.

Ro Plastic Prize 2019: Precious Plastic, Dave Hakkens, vincitore nella categoria Conscious Innovation Projects

Dunque, ricapitolando, quando, dove e come sarà questa terza edizione?

Patrocinata dalla presidente di Qatar Museum, H.E. Al Thani, RoGuiltlessPlastic si terrà anche quest’anno al Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. È stata nuovamente riproposta la formula del TrashFormation Village, un villaggio ideale realizzato usando materiali di scarto che occuperà i due giardini del chiostro. Nel Hall of Waste, poi, sarà esposta la mostra itinerante sulle aziende impegnate nel ripensamento della filiera dei rifiuti. In ultimo, nella sala Cenacolo verrà costruito il Re-Food Market, un iconico supermercato sui cui scaffali compariranno solo brand dell’alimentare che perseguono un approccio etico rispetto allo spreco del cibo.

RoGuiltlessPlastic: Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano

Quanto alle date, la consegna per il concorso si è conclusa il 22 Giugno. Lo scorso 7 Luglio sono stati annunciati i finalisti che tra pochi giorni consegneranno i prototipi. Non resta che aspettare il 9 Settembre per la cerimonia di premiazione e, magari, fare un salto direttamente al Salone o ‘Fuori’ per farsi una propria idea a riguardo. Dal 5 al 12 Settembre!

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