L’Amazzonia di Sebastião Salgado e Davi Kopenawa

L’Amazzonia è, a vario titolo, la protagonista delle opere di Salgado e Kopenawa. Entrambi rivendicano a gran voce la legittimità e il diritto a esistere di luoghi e culture minacciate dalla logica colonialista e capitalista, ma i mezzi usati sono diversi. Da una parte abbiamo la fotografia documentarista di Salgado, e dall’altra la parola di Kopenawa, trascritta dall’antropologo Bruce Albert.

Amazônia, la mostra di Salgado al MAXXI di Roma

Indigeni dell’Amazzonia fotografati da Sebastião Salgado. La foto fa parte della mostra Amazônia. Photo Credits: MAXXI Roma

Sebastião Salgado, nato in Brasile nel 1944, è considerato uno dei più grandi fotografi contemporanei. Oggi (fino al 13 febbraio 2022) espone al MAXXI di Roma Amazônia, una mostra fotografia curata da Lélia Wanick Salgado e composta da più di 200 opere.

Racconta l’autore: “Questa mostra è il frutto di sette anni di vissuto umano e di spedizioni fotografiche compiute via terra, acqua e aria. Sin dal momento della sua ideazione, con Amazônia volevo ricreare un ambiente in cui il visitatore si sentisse avvolto dalla foresta e potesse immergersi sia nella sua vegetazione rigogliosa sia nella quotidianità delle popolazioni native. Queste foto vogliono essere la testimonianza di ciò che resta di questo patrimonio immenso, che rischia di scomparire. Affinché la vita e la natura possano sottrarsi a ulteriori episodi di distruzione e depredazione, spetta a ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela.

Attirando l’attenzione sulla bellezza della regione amazzonica, Salgado vuole quindi accendere i riflettori sulla necessità e l’urgenza di proteggerla. Il messaggio è talmente forte che, in alcune foto, sembra quasi che sia la foresta stessa, con i suoi rami intricati che ricordano delle dita, a cercare di avvinghiarsi, nel tentativo sopravvivere.

L’allestimento

La mostra è divisa in due parti. Nella prima le fotografie sono organizzate per ambientazione paesaggistica: Panoramica della forestaI fiumi volanti, Tempeste tropicaliMontagne, La foresta, Isole nel fiume. La seconda parte è dedicata alle diverse popolazioni indigene immortalate da Salgado nei suoi numerosi viaggi.

Ma non sono solo le fotografie a parlare: gli spazi sono ripartiti in sezioni che ricordano le ocas, tipiche abitazioni indigene, evocando così in modo vivido i piccoli insediamenti umani nel cuore della giungla. La visita è accompagnata inoltre da una traccia audio composta appositamente da Jean-Michel Jarre e ispirata ai suoni autentici della foresta, come il fruscio degli alberi, i versi degli animali, il canto degli uccelli o il fragore dell’acqua.

Allestimento della mostra Amazônia al MAXXI di Roma. Photo Credits: MAXXI Roma

Salgado ci conduce così in un viaggio attraverso la natura e i popoli dell’Amazzonia, spronandoci a riflettere sul nostro ruolo nella tutela di questo fragile ecosistema che è il Polmone verde del Mondo.

Davi Kopenawa, l’Amazzonia e la cultura Yanomami

Davi Kopenawa. Photo Credits: https://desinformemonos.org

La caduta del cielo: parole di uno sciamano yanamomi è il frutto dell’unione del lavoro di trascrizione dell’antropologo francese Bruce Albert, e della testimonianza di Davi Kopenawa Yanomami. Kopenawa è uno sciamano, oltre che etnopolitico e portavoce del popolo Yanomami del Brasile; è noto a livello internazionale per il suo lavoro per la difesa dei diritti indigeni, e la salvaguardia della foresta amazzonica.

Una delle peculiarità dell’opera sta nel ribaltamento del flusso dei dati etnografici fra antropologo e nativo. Questo libro è infatti un esempio di antropologia inversa; non si procede quindi a partire da domande poste dall’etnografo, che possono portare a risposte non necessariamente sincere da parte dell’intervistato (meccanismo spesso inconsapevole), ma da uno sforzo di auto-oggettivazione che il ricercatore fa al fine di riportare la visione di chi racconta.

l’urgenza che Kopenawa sente, di tramandare le proprie tradizioni e di fissarle su “pelle di carta”, è dettata dalla necessità di tutelare il proprio popolo e la foresta con cui questo è in simbiosi. L’auspicio è che, leggendole, i Bianchi possano usare le sue parole per capire e rispettare gli Yanomami.

La cosmologia yanomami

Il primo capitolo è dedicato alla cosmologia: complessa e multiforme, è costellata di forze nascoste, che si spostano e cambiano in base all’umore o a seconda di come vengono trattate.
Ciò che unisce le popolazioni native dell’Amazzonia è il considerare l’uomo e la natura come manifestazioni della molteplicità di cultura e spirito. Ogni entità biologica della foresta ha quindi uno spirito di controparte.
Centrale è la figura dello sciamano che media tra il mondo degli spiriti e quello degli uomini. Ha inoltre il ruolo di protettore: “Noi sciamani diciamo semplicemente che stiamo proteggendo la natura nel suo insieme. Difendiamo gli alberi, le colline, le montagne e i fiumi della foresta; il suo pesce, la selvaggina, gli spiriti e gli abitanti umani. Difendiamo persino la terra dei Bianchi al di là della foresta, e tutti coloro che vi vivono”, racconta Kopenawa nel libro.

Sono stati però proprio i Bianchi, con il loro “amore per la merce” a portare epidemie che hanno decimato la popolazione; sono stati sempre loro a violare l’Amazzonia, in cerca di caucciù prima e di oro poi. Le violenze e i massacri descritti nel libro, infine, sono solo un’eco contemporanea di genocidi che gli Indiani di tutte le Americhe hanno dovuto affrontare dall’arrivo dei primi coloni, e che continuano ancora oggi.

Gli Yanomami hanno però rivendicato con forza la loro legittimità e i loro diritti, ottenendo il pieno riconoscimento della demarcazione territoriale da parte del governo Brasiliano.